Milioni di farfalle
Published on 05/18,2008
C’erano milioni di farfalle dorate, quella notte, quando mi svegliai, c’erano milioni di farfalle lucenti, quella notte, quando mi svegliai. Nessuno era sveglio, oltre me, quella notte, quando milioni di farfalle incandescenti arrivarono al campo, tutti dormivano, nessuno era sveglio, quella notte, oltre me.
Sentivo le loro voci, quella notte, sentivo i loro bisbigli, quella notte: uomini, donne, vecchi, ragazzini, tutti attorno al campo, si nascondevano tra gli alberi, giocavano a nascondino, quella notte. “Ora gliela faremo vedere”, dicevano, “rubano i nostri bambini”, dicevano, “che schifo”, dicevano, “puttane”, dicevano, “porci zingari di merda”, dicevano, “mostri, mostri schifosi”, dicevano quella notte, ma nessuno li sentiva a parte me, quella notte, nessun’altro li sentiva.
E poi, come d’incanto, tra le loro mani iniziarono a spuntare le farfalle scintillanti, danzavano tra le loro dita, le farfalle scoppiettanti, rimasi affascinata, quella notte. E ogni volta che posavano una farfalla sfavillante per terra, spuntavano altre cento farfalle con un guizzo, le loro ali crepitavano nel silenzio della notte, quella notte.
Rimasi affascinata a guardare le farfalle diventare moltitudine sfolgorante, quella notte.
E poi ad un tratto le vidi tutte attorno a me: milioni di farfalle dorate, che danzavano impazzite nell’oscurità, milioni di farfalle che danzavano senza fine, milioni di farfalle e poi ancora farfalle, nell’oscura immensità della notte. Gli uomini non c’erano più, le donne erano scomparse, i vecchi si erano dileguati, c’era solo qualche ragazzino che scattava fotografie.
E ad un tratto capì: alzai gli occhi in cielo, le stelle mi guardavano leggere e impassibili, leggere e impassibili mi scrutavano le farfalle. Farfalle anche le stelle, farfalle fiammeggianti, milioni di farfalle nel cielo.
Mi misi a giocare con le mani rivolte verso il gelo del firmamento e, ogni volta che alzavo le mani, il firmamento diventava sempre più caldo, ero io che lo riscaldavo con la mia danza, la mia danza lo riscaldava, quella notte. Nessuno era sveglio, quella notte, tranne me, e i minuti passavano mentre danzavo tra le farfalle brillanti. Ogni volta che le toccavo mi facevo male: bruciavano come il ghiaccio, le farfalle, come il ghiaccio, quando fa male, dio che male.
Le loro ali crepitavano e ci avvolsero tutti mentre, con gli occhi sbarrati, guardavamo la bellezza senza tempo della notte.
Sentivo le loro voci, quella notte, sentivo i loro bisbigli, quella notte: uomini, donne, vecchi, ragazzini, tutti attorno al campo, si nascondevano tra gli alberi, giocavano a nascondino, quella notte. “Ora gliela faremo vedere”, dicevano, “rubano i nostri bambini”, dicevano, “che schifo”, dicevano, “puttane”, dicevano, “porci zingari di merda”, dicevano, “mostri, mostri schifosi”, dicevano quella notte, ma nessuno li sentiva a parte me, quella notte, nessun’altro li sentiva.
E poi, come d’incanto, tra le loro mani iniziarono a spuntare le farfalle scintillanti, danzavano tra le loro dita, le farfalle scoppiettanti, rimasi affascinata, quella notte. E ogni volta che posavano una farfalla sfavillante per terra, spuntavano altre cento farfalle con un guizzo, le loro ali crepitavano nel silenzio della notte, quella notte.
Rimasi affascinata a guardare le farfalle diventare moltitudine sfolgorante, quella notte.
E poi ad un tratto le vidi tutte attorno a me: milioni di farfalle dorate, che danzavano impazzite nell’oscurità, milioni di farfalle che danzavano senza fine, milioni di farfalle e poi ancora farfalle, nell’oscura immensità della notte. Gli uomini non c’erano più, le donne erano scomparse, i vecchi si erano dileguati, c’era solo qualche ragazzino che scattava fotografie.
E ad un tratto capì: alzai gli occhi in cielo, le stelle mi guardavano leggere e impassibili, leggere e impassibili mi scrutavano le farfalle. Farfalle anche le stelle, farfalle fiammeggianti, milioni di farfalle nel cielo.
Mi misi a giocare con le mani rivolte verso il gelo del firmamento e, ogni volta che alzavo le mani, il firmamento diventava sempre più caldo, ero io che lo riscaldavo con la mia danza, la mia danza lo riscaldava, quella notte. Nessuno era sveglio, quella notte, tranne me, e i minuti passavano mentre danzavo tra le farfalle brillanti. Ogni volta che le toccavo mi facevo male: bruciavano come il ghiaccio, le farfalle, come il ghiaccio, quando fa male, dio che male.
Le loro ali crepitavano e ci avvolsero tutti mentre, con gli occhi sbarrati, guardavamo la bellezza senza tempo della notte.