L'inverno
Published on 08/14,2008
Il cielo sembra senza peso, sale sù leggero e impassibile. Le nuvole si addensano bianche, bianche, spezzando la monotonia dell’azzurro. Procedono lente, tutte lungo la stessa direzione, sembrano elefanti nella savana, quelli che si vedono nei documentari. Ci vorrebbe una cura per il dolore, qualcosa che faccia svanire il panico, ci vorrebbero dei rimedi naturali contro le delusioni, ci vorrebbero delle alternative, ogni tanto, che diano l’illusione di scegliere.
Il sole scende, quasi fosse più pesante del cielo, e man mano che perde quota diventa meno luminoso, meno imponente, sembra quasi che si guardi in giro cercando qualcuno con cui dividere una birra in un bancone affollato di sconosciuti; ti fa tenerezza, il sole così spaurito.
Dicono che il tramonto sia struggente. A me è sempre sembrato triste: il giorno sa ormai di aver perduto la sua partita e se ne va calmo e indolente lasciando un tramonto a noi che restiamo qui in riva al mare a guardarlo, un’ultima canzone malconcia.
Il sole scende, quasi fosse più pesante del cielo, e man mano che perde quota diventa meno luminoso, meno imponente, sembra quasi che si guardi in giro cercando qualcuno con cui dividere una birra in un bancone affollato di sconosciuti; ti fa tenerezza, il sole così spaurito.
Dicono che il tramonto sia struggente. A me è sempre sembrato triste: il giorno sa ormai di aver perduto la sua partita e se ne va calmo e indolente lasciando un tramonto a noi che restiamo qui in riva al mare a guardarlo, un’ultima canzone malconcia.
“E’ finita” mi dici, quasi come se fosse una domanda.
“E’ finita”, ti rispondo, come se fosse una risposta.
Ci guardiamo un’ultima volta, ma oramai siamo altrove.
Il dolore non dovrebbe essere così dolce.
I nostri corpi sono sgangherati, sbrecciati, sbilenchi, incoerenti. Le nostre parole si perdono nell’oscurità che prende il posto del cielo. I ricordi mormorano piano frasi che non pronunciamo più.
E poi le stelle cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono.
“Dobbiamo andare, ora”, le tue parole pian piano si illuminano, il loro bagliore rischiara il mio viso, ma dura solo un istante.
“Devo andare”, mi dici e te ne vai, lasciandomi solo, a scoreggiare in questa notte così buia, così feroce.
“E’ finita”, ti rispondo, come se fosse una risposta.
Ci guardiamo un’ultima volta, ma oramai siamo altrove.
Il dolore non dovrebbe essere così dolce.
I nostri corpi sono sgangherati, sbrecciati, sbilenchi, incoerenti. Le nostre parole si perdono nell’oscurità che prende il posto del cielo. I ricordi mormorano piano frasi che non pronunciamo più.
E poi le stelle cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono, cadono.
“Dobbiamo andare, ora”, le tue parole pian piano si illuminano, il loro bagliore rischiara il mio viso, ma dura solo un istante.
“Devo andare”, mi dici e te ne vai, lasciandomi solo, a scoreggiare in questa notte così buia, così feroce.
E le stelle continuano a cadere, senza pietà.